Le Kubbe gemelle da Palermo a Mazara del Vallo

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Le Kubbe gemelle da Palermo a Mazara del Vallo 

Ci troviamo nella Parte Nord Occidentale dell’Isola , toccando le  provincie di Palermo  Agrigento e Trapani sulla rotta Palermo Castelvetrano Mazara del Vallo  incontriamo rispettivamente  La Chiesa di San Cataldo , la chiesa di SS Trinità di Delia, la Chiesa di San Nicolò Regale

TRE Monumenti Chiesastici che rientrano nell’articolato universo delle chiese a culto Cristiano Ortodosso definibili “Bizantine di Sicilia” tra il VI ed il XIII secolo hanno testimoniato con architetture diverse le diverse influenze intercorse (Greco bizantina e Normanno-Araba).

Spesso tutte indistintamente (ed erroneamente) definite “Cube” raccontano il capitolo della nostra storia di fede e culto non latino.

Le tre chiese , decisamente più assimilabili alle “Cube”, hanno molti elementi comuni come il periodo, metà del XII secolo ,i regni Normanni di Ruggero II e Guglielmo, il promotore e mecenate Gran cancelliere del Regno Maione di Bari secondo per autorità dopo il Re normanno di estrazione e cultura “grecofona” .

Lo stile delle tre chiese rimanda alla medesima se non mano certamente “bottega” le forme le misure esterne , i rimandi stilistici come le arcate cieche a fregio delle monofore protette dagli inconfondibili “Mashrabyya” , l’impianto interno “classico delle chiese bizantine “post iconoclasmo” a croce greca , l’estradosso della cupola esterna a cuffia, l’intradosso con sistema di trombe rincassate per permettere la transizione dalla sezione rettangolare a quella circolare del tamburo su cui insiste la cupola . Sono solo alcuni dei tantissimi elementi comuni a questo particolare stile chiesastico medievale diffuso nella Sicilia Occidentale in particolare sotto la Scuola artigiana con maestranze Bizantine introdotta a Palermo dall’ammiraglio Giorgio Garzefa ( o d’Antiochia) controbilanciato da una notevole diffusione di manovalanza di origini arabe con il risultato di elementi architettonici e artistici dove culture e fedi diverse si integrarono sapientemente.
 
La Strana Merlatura
A qualcuno non sfuggirà la anomala “Merlatura ” posta a coronamento della “Cuba” di San Nicolò Regale di Mazara cosi pronunciata da nascondere la cupola a Cuffia , ebbene anche la Cuba di SS. Trinità per breve tempo (XVI secolo) la riportò, alta oltre 3 mt tale da nascondere anch’essa la cupola alla vista. Fù realizzata in uno dei suoi innumerevoli rifacimenti avvenuti tra il XVI ed il XVII (oltre 4 noti) a questi poi vanno conteggiati i recuperi architettonici effettuati dall’architetto Giuseppe Patricolo (1834 1905) sul finire del XIX secolo autore peraltro del recupero architettonico sia di SS.Trinità che di S.Cataldo
Curiosità 

Sulla SS. Trinità di Delia un elemento curioso che osserviamo, guardando la sua allocazione geografica rispetto al castello centro del potere (oggi chiesa madre di Castelvetrano) è la distanza notevole che la separava in una epoca dove il cammino ed il pellegrinaggio erano la forma piu diffusa di spostamento Differenza che cogliamo tutta confrontando le posizioni delle due altre chiese ( San Cataldo e San Nicolò) al contrario ben vicine al castello. Una delle spiegazioni plausibili la presenza extramoenia di comunità cristiano ortodosse e la introduzione delle prime comunità  monastiche cristiano Latine importate dai Normanni . Scelta attuata dove la presenza islamica era più forte e la conversione “cristiano romana” era pretesa . Diremmo oggi atto di buona politica una soluzione adottata per quietare i non fluidi rapporti che caratterizzarono i primi normanni Siciliani e la chiesa Petrina.

La narrazione  di questi impianti chiesastici cosi affascinanti prevede una introduzione a partire dagli insediamenti monastici greci in Sicilia con la liturgia cristiano ortodossa di lingua greca , l’evoluzione del culto della liturgia delle forme architettoniche e artistiche collegate in particolare dal periodo Normanno,  le “contaminazioni” arabe sulle strutture architettoniche  , gli impianti interni e le soluzioni architettonico-liturgiche adottate,  le vicissitudini nei secoli  XIII XVI e XVIII sino alle modifiche attuate con gli  ultimi recuperi architettonici effettuati nel XIX secolo.
 
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